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Silvia Meconcelli racconta l’emancipazione femminile in tempo di guerra

TITOLO: Pazze di Libertà

AUTORE: Silvia Meconcelli

EDITORE: Alter Ego Edizioni

GENERE: Storico

TRAMA: È il 1944 quando Maria si innamora.

Lucio, però, è un uomo del popolo, un partigiano. Lei figlia di un fascista, di un uomo di potere, di un uomo che i partigiani li aiuta a catturare. Maria non è incerta, non è divisa, sa cosa prova e cosa vuole. Maria sa veder oltre le convenzioni sociali, sa guardare l’essere umano e riconoscerlo per quello che è: un’anima, tale e quale alla nostra.

Pazze di libertà è un libro crudo, che racconta e svela uno degli aspetti meno noti della guerra: le altre prigioni, quelle meno appariscenti, i manicomi. Donne controcorrente, dissidenti, emancipate, rinchiuse negli ospedali psichiatrici perché troppo diverse dallo stereotipo della donna fascista, forte, obbediente.

Maria è l’emblema di tutte loro. Rinchiusa per volere di un padre anaffettivo, di un fratello pervertito e per negligenza di una madre incapace di affermare la propria volontà, lei sì assuefatta allo stereotipo femminile imposto dal regime.

L’amore e la speranza possono trionfare anche in mezzo a tanto dolore? Questa è la risposta che Silvia Meconcelli cerca insieme alla protagonista del suo libro.

Lo fa attraverso un’indagine tutta al femminile. Ne escono personaggi vivi, poliedrici, che sembrano volersi staccare dalle pagine. Donne coraggiose come Iole (la staffetta che aiuta i partigiani a vivere nascosti), donne amorevoli come Tata Ines (che protegge Maria nei suoi incontri amorosi). Donne pazze, per davvero, o solo perché non allineate al pensiero della classe dominante, come Maria stessa. Donne misericordiose, come la Fata Turchina, l’unica infermiera del manicomio a trattare le pazienti come esseri umani.

Nello sfondo una Grosseto segnata dalla guerra, dalle divisioni, dalla paura.

Pazze di libertà è un libro che tratta temi profondi come la pazzia, come l’amore, come le divisioni sociali, la guerra e, soprattutto, l’emancipazione femminile. È un libro però che non si esaurisce nello studio e nella rappresentazione di questi drammi, ma che racconta una storia, accompagnando il lettore pagina dopo pagina.

Un libro ben riuscito, di denuncia, ma anche di intrattenimento.

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