Il racconto di Natale

Quel Natale era freddo, ma freddo proprio. Più di tutti i Natali precedenti. Più ancora del Natale innevato che si vede nei film. Solo che la neve non c’era e i bambini non potevano fare i pupazzi di neve. Non potevano neppure prendersi a pallate.

Era una Natale triste, anche se sotto l’albero c’erano pacchi e pacchi di doni, con le loro carte colorate, coi fiocchi ampi e sgargianti. E così i bambini decisero di scrivere a Babbo Natale: avrebbero rinunciato a tutti i loro doni per un po’ di neve.

Babbo Natale avrebbe voluto accontentarli ma ricevette molte lettere dei genitori e non ne fece di nulla. Erano tutte pressappoco identiche: Caro Babbo Natale, non dare ascolto a mio figlio, la neve è bella, ma ci vogliono le catene per le gomme, il sale per gli scalini del giardino, aumenta la bolletta del riscaldamento e i nostri figli giocando fuori potrebbero ammalarsi.

Da quell’anno a Natale non è più nevicato, i bambini giocano alla playstation, i genitori con facebook. E il bilancio del comune si è risanato perché non deve pagare il sale, gli straordinari agli operai né la macchina spazzaneve.

The end.