La Primula Rossa

TITOLO: La Primula Rossa

AUTORE: Emma Orczy

EDITORE: Salani Editore

GENERE: Avventura, Spy Thriller

TRAMA: Primi anni della rivoluzione francese. Nobili spaventati cercano di fuggire da Parigi, lontani dalla ghigliottina, lontano dalla morte. Un uomo, la misteriosa Primula Rossa, guida un gruppo di coraggiosi. Sono tutti inglesi, tutti decisi a mettere a rischio le loro vite per salvare quelle dei nobili francesi.

La loro astuzia è leggendaria e tanti più aristocratici fanno fuggire dalla Francia tanto più la Repubblica vuole scoprire chi si nasconde dietro a quel nome. Il desiderio di mettere le mani sulla Primula Rossa, il cervello di quella rete di spie, capace di ingannare ed eludere ogni sorveglianza, diviene quasi un’ossessione per la Repubblica.

Per ottenere il nome della Primula Rossa, il cittadino Chauvelin decide di ricattare lady Marguerite Blakeney costringendola a collaborare. Marguerite, infatti, è francese di nascita e inglese per matrimonio. Moglie di un nobile, ma di origini borghesi. Accettata dalla corte londinese ma di formazione democratica.

Tra intrighi e colpi di scena, lealtà e amore, si sviluppa una storia avvincente e imprevedibile.

GIUDIZIO: “La primula rossa” è uno dei primi libri di spionaggio. Scritto nel 1905, rivela tutta la sua età nello stile semplice e un po’ ampolloso. Nessun ricamo, nessun approfondimento emotivo se non l’esplicita rivelazione dei sentimenti di Marguerite. Attraverso i suoi occhi, infatti, la storia si dipana.

È un libro di avventura, di azione, di fatti. È un racconto, una storia. È vivo, senza fronzoli. Col gusto solenne che avevano le cose ad inizio del secolo. È eroico, è romantico. È diretto. È semplice.

Un libro del genere, oggi, sarebbe infarcito da suspance, da scene palpitanti, da dialoghi al vetriolo, carichi di sottintesi. Sarebbe sviscerato il passato dei personaggi principali, analizzati i loro risvolti, la loro influenza sulle azioni dei protagonisti. Ne “La primula rossa” invece non c’è niente di tutto ciò. Perché ciò che conta è il racconto.

In questo è davvero molto simile ai romanzi d’avventura americani, come L’Isola del Tesoro. Diretto e avvincente. Piacevole e scorrevole. Un libro che non fa pensare, ma immaginare. Che ti catapulta nella storia, nel buio di quegli anni del Terrore. Che ti fa immergere nelle vicende di Marguerite e della misteriosa, eroica ed ineffabile Primula Rossa.

Una visione diversa della Rivoluzione Francese, che pone l’accento sulla violenza delle morti anziché sulle ragioni politiche. Non è un caso che a scrivere il libro sia stata una nobildonna. Ma questo non toglie nulla alla narrazione. Un libro avvincente, una lettura da gustare.