Nessun cactus da queste parti

TITOLO: Nessun cactus da queste parti

AUTORE: Mirko Tondi

EDITORE: Edizioni Il Foglio

GENERE: Noir (sottogenere Hard Boiled)

TRAMA: A cento anni da oggi, in una città fantasma – dove la plastica ha sostituito tutto, comprese le piante da appartamento – un detective in crisi (d’identità, certo, ma anche economica e di astinenza, senza dimenticare la crisi di personalità, forse la peggiore da affrontare) deve risolvere un nuovo caso: rintracciare un ladro di nomi. Già, perché qualcuno sta rubando il nome alle persone. Non lo sta prendendo a prestito, per usarlo, semplicemente lo cancella dalla memoria di chi dovrebbe portarlo, di chi improvvisamente non sa più chi è. E, come dice l’autore stesso nell’incipit del suo romanzo: “per quanto ne sappia, non si era mai sentito parlare di qualcuno che se ne andava in giro a rubare nomi come se niente fosse. Magari si era sentito di ladri di merendine, ladri d’appartamento, ladri d’auto, ladri di gioielli o di opere d’arte. O al massimo ladri di biciclette. Ma mai, che io mi ricordi, di un ladro di nomi”. Il protagonista si mette dunque all’inseguimento di questo pericoloso criminale, ma soprattutto di sé stesso. Attraverso l’alcolismo, la depressione e la disillusione. Un viaggio vissuto con autocommiserazione e tragica determinazione, assieme al lettore, trascinato dalle note ironiche di questo hard boiled tutto da scoprire.

GIUDIZIO: Un libro proiettato nel futuro, sì, ma un futuro che assomiglia molto al passato. All’America anni ’40 tanto cara al genere hard boiled. Un libro distopico, ma anche ironico. Una miscellanea di generi, un guazzabuglio di colori, tendenti al grigio comunque. Nessun cactus da queste parti è un libro unico nel suo genere (nel senso che un vero a proprio genere di riferimento non ce l’ha), che avvince, che avvolge, che stuzzica il lettore e se lo trascina dietro con forza, fino all’ultima pagina. Un romanzo noir, anche. Al ritmo di Shakespeare, però. A modo suo. Un modo piacevole. Dannazione e redenzione, almeno nelle intenzioni. Il peso delle nostre scelte, l’importanza della propria identità, del poter definire noi stessi, fosse anche solo attraverso un nome. Questo romanzo non è solo leggerezza, è anche altro. È anche riflessione. Ma mai cervellotico. Gli spunti sono disseminati qua e là, sta al lettore coglierli o decidere di lasciarli da parte e godersi semplicemente la storia. Si può fare, si può fare tutto. Basta farlo consapevolmente e farlo bene. Ecco, questo libro è fatto bene.