Non ti muovere

TITOLO: Non ti muovere

AUTORE: Margaret Mazzantini

EDITORE: Mondadori

GENERE: Romanzo

TRAMA: Timoteo, chirurgo, primario, ma soprattutto padre, vede arrivare sua figlia Angela in reparto: ha avuto un incidente col motorino. È in bilico tra la vita e la morte. Più morte che vita, secondo il suo parere esperto da medico, reso pessimista dal dolore, dalla sconvolgente verità. Sua figlia potrebbe avere pochi istanti di vita. È l’occasione per riallacciare un rapporto con lei, mai del tutto perso, ma neppure vissuto a pieno. È l’occasione per raccontarle di sé, adesso che ancora può, adesso che potrebbe non sentirlo, visto che è in coma. Confessioni, pensieri, principalmente paure. Molti rimpianti anche. Una vita all’apparenza di successo, intimamente invece contraddittoria, all’insegna della fuga. Il rifiuto dell’azione che pervade tutte le scelte, persino quella di non entrare nella sala operatoria. Non ti muovere, appunto. Incapacità di prendere la vita in mano, di viverla davvero. È questo che Timoteo confessa alla figlia attraverso la propria storia. È questo che il lettore è chiamato a condividere, a capire. Non ti muovere, mai.

GIUDIZIO: Un libro che parla di un uomo. Ma scritto da una donna. Principalmente femminile. Nel modo di raccontare, nel modo di pensare il dolore, il distacco. Le donne, peraltro, che sono le vere protagoniste della storia. Anche se appaiono solo di riflesso, anche se non parlano quasi mai se non attraverso gli occhi di Timoteo, il chirurgo/padre. Il narratore scelto da Margaret Mazzantini per traghettare questa storia attraverso la sofferenza di un padre che vede la figlia sul ciglio sconnesso che separa la vita dalla morte. Un libro scritto bene, non banale. Anzi, originale nella sua struttura, nell’idea di racconto. Un lungo monologo, una lettera alla figlia. Una confessione. Come solo davanti ad un evento terribile e angosciante si può fare. La paura che spinge al rimorso, al rimpianto. È il romanzo della solitudine, pur in mezzo alla gente. Una lettura da fare seduto in poltrona, non sdraiati in riva al mare. Al caldo artificiale di un fuoco scoppiettante. Eppure l’approfondimento psicologico dei personaggi non è l’elemento principale, quello che colpisce. È la storia a farlo, la trama, che spinge il lettore all’empatia.